29/04/2020 21:40

Bentivoglio: Ripartire?
Questo non è calcio

Questa l'intervista esclusiva per Tggialloblu.it, al centrocampista della Virtus Verona, Simone Bentivoglio. L'ex giocatore, tra le altre, di Chievo e Sampdoria, ha spiegato il suo punto di vista sulla possibile ripresa o meno dei campionati, ripercorrendo questi primi mesi in rossoblù (Bentivoglio è arrivato nel mercato invernale) e alcuni momenti della sua carriera:

"Mi alleno quattro volte alla settimana al Gavagnin-Nocini e tre giorni in una palestra riabilitativa. Ovviamente è tutto un altro tipo di allenamento rispetto a quello che facevamo quotidianamente. La palla non la stiamo praticamente più toccando da più di un mese e questo sicuramente inciderà poi se si dovesse riprendere. Sul fatto di non abilitare i centri sportivi per gli allenamenti dei giocatori non sono molto d'accordo. Alla fine anche noi abbiamo più di un campo, gli spazi sono ampi e con le dovute precauzioni ci si potrebbe allenare in un numero ridotto chiaramente. Sono comunque discorsi molto delicati, è una situazione inaspettata e nuova per tutti e quindi prima di tutto bisogna capire come si evolverà la cosa dal punto di vista sanitario. Non so a questo punto quanto possa servire finire un campionato in questo modo. Per ripartire secondo me c'è bisogno di una situazione più normale possibile. Per me non è calcio fare un ritiro di tre mesi per poi giocare dieci partite o quindici, allenarsi a piccoli gruppi senza riuscire a preparare una partita nel modo corretto. Il pubblico poi è fondamentale. Giocare senza i tifosi è innaturale e sopratutto non hai gli stessi stimoli ed emozioni.
Nel calcio, come in tante altre attività, ci sono dei grandi interessi economici, questo è evidente. In questo momento sarebbe più utile però che tutte le parti coinvolte si venissero incontro, lasciando da parte gli interessi personali per programmare e ripartire meglio nella prossima stagione".

Sull'esperienza iniziata a gennaio con la Virtus Verona aggiunge: "La Virtus è una realtà unica. Potrei definirlo un ambiente folle ma sano, dove si lavora con grande serietà e serenità. Il modo che avevamo di preparare le partite durante la settimana, era molto diverso da come son sempre stato abituato. Sembra quasi di essere un gruppo di amici, ma al momento della partita sanno che si gioca in un campionato professionistico e ci si adatta alla mentalità di gara.
Con uno spirito e ideali del genere, qualsiasi società ha il diritto di non porsi obbiettivi e di sognare in grande. Luigi Fresco è colui che riesce a gestire tutta questa realtà nel migliori dei modi, insieme al suo staff. Una società come questa, che è cresciuta nel tempo e che è riuscita ad arrivare fino alla Lega Pro facendosi rispettare su tutti i campi, è gia motivo di grande orgoglio".

Un po' di Amarcord..

I ricordi più belli della mia carriera? Sicuramente il primo goal in Serie A con il Chievo. Giocavamo a San Siro contro l'Inter di Mourinho. Segnai il goal del 2-2, dopo che Pellissier aveva accorciato le distanze qualche minuto prima. In quel momento la gioia fu immensa anche se poi la partita finì 4-2. Mi rimase l'amaro in bocca perchè avevamo fatto una grande prestazione, ma di fronte avevamo una corazzata. Il difensore più forte che ho affrontato in Serie A? Potrei dire Thiago Silva. In una gara contro il Milan a San Siro, mi ricordo che difendeva praticamente da solo a tutto campo. Aveva una forza fisica devastante e poi era sia veloce che tecnico, ne trovi pochi difensori così. Se devo dire un attaccante potrei fare i nomi di Ibrahimovic e Milito, due fuoriclasse".

"Dopo la stagione che sono rimasto fuori dalle gare per squalifica, il Chievo mi è stato vicino dandomi la possibilità di allenarmi con loro e mantenermi in forma sia fisicamente che mentalmente. La situazione che si era creata intorno a me era abbastanza pesante, l'ho vissuta non proprio bene perchè non avevo la possibilità di replica su cose che sentivo dire su di me, ma che non erano vere. Il presidente Campedelli mi è stato molto vicino anche come persona e per questo non potrò finire mai di ringraziarlo. Il lavoro che ho fatto con il Chievo mi ha permesso poi di ripartire carico nella mia successiva esperienza a Venezia, riportando insieme a tutto il gruppo la squadra e la città in Serie B, dopo 12 anni di assenza".

R.C